Cleveland 107 - Brooklyn 112
Quest'anno ho deciso di guardare tutte le partite dei Cleveland Cavaliers.
La squadra è riuscita a perdere una partita incredibile contro i Brooklyn di: Dinwiddie, Mozgov che tira da 3, Demarre Carroll (questo mi piace), Joe Harris, Hollis-Jafferson (che almeno è giovane) e Allen Crabbe.
Lebron James sotto l'aspetto tecnico ha disputato una partita monumentale per qualsiasi altro giocatore ed una normale giornata in ufficio per lui: 29 punti, 10 rimbalzi, 13 assist in 41 minuti in campo giocati da playmaker. Ma a me non ha convinto. I modi di fare che aveva in campo, in questa partita decisamente più del solito, erano sbagliati: non puoi sembre esasperare gli errori dei compagni, non puoi alzare sempre gli occhi al cielo, sorridere se i tuoi compagni sbagliano, fare le facce strane e tutti atteggiamenti del genere volti a comunicare a chiunque questo: io sono dio, però attorno ho gente mediocre, quindi perdiamo per colpa degli altri che sbagliano sempre. Il compito di un leader, di un capitano, eccetera, è guidare la squadra, farsi carico dei difetti degli altri, insomma comportarsi da uomo con le spalle larghe e portare a casa la pagnotta. Successivamente magari negli spogliatoi te li mangi ai tuoi compagni, ma davanti a tutti devi sudare come un matto sia tecnicamente parlando con i clinic offensivi sciorinati (nulla di nulla da dire se non grazie), sia per abnegazione e voglia di sacrificarsi per la squadra. Ha fatto quel che ha fatto offensivamente, ma ha anche perso una decina di palloni, di cui almeno 5 in modo puerile. E poi dopo averlo fatto guardava i compagni scazzato. Ovvio che chi hai attorno poi non è che dia il massimo, o comunque: non mette i compagni nella posizione di rendere al massimo.
E' così in ogni ambito lavorativo, a prescindere dallo sport. Se accanto a te hai uno che è un fenomeno al lavoro ed ogni volta che tu al lavoro fai qualcosa questo è lì pronto a giudicarti, sminuirti, guardarti storto e ripeterti che lui è un fenomeno ma al lavoro se le cose non vanno bene è per colpa tua, be', a te molto prosaicamente girano i coglioni. Se ti impegni, dopo certi modi di fare smetti di farlo. E la squadra si sta impegnando.
Altro discorso riguardo la squadra. Mancano i due play di riferimento, Thomas e Rose, quindi ora Lebron è play. Con lui torna nel quintetto J.R.Smith, Crowder inamovibile da 3, Love da 4 e Thompson da 5. Insomma, si ritorna allo scorso anno, tranne che per Crowder. Bene. Smith, quindi, dovrebbero servirlo come lo scorso anno, cavalcarlo ogni tanto, anche perché questa formazione qui, a differenza di quelle dello scorso anno, non prevede Irving, quindi Smith come terzo violino (dopo James e Love) dovrebbe poter essere coinvolto.
Lo stesso dicasi per Frye. Gli hanno fatto un discorso ad inizio stagione dicendogli più o meno: grazie di tutto, ma quest'anno non giocherai mai. Bene. Benissimo. Ma se ti mancano per infortunio Thomas e Rose, in più manca anche Wade, Jefferson è stato tagliato e Lebron gioca da play, allora Frye i suoi minuti dovrebbe averli. Nel senso: quando Love non è in campo, lui dovrebbe esserci e dovrebbe poter sparacchiare triple per i suoi 10-15 minuti. Il suo posto invece, ovvero il ruolo da cecchino sparatutto da 3 nel secondo quintetto, è stato preso da Korver; per carità, sono duemila anni che fa il fenomeno ed anche qui in 31 minuti in campo 22 punti, però Frye allunga la squadra ed apre gli spazi per gli altri. In una squadra in cui ci sono parecchi giocatori fuori per infortunio, in campo insieme a Kover avrebbe fatto più danni. Calderon, Shumpert, Korver, Jeff Green e Frye. Lo spagnolo direttore d'orchestra, KK e Frye dal perimetro, campo allargato per Shumpert e Green al ferro (o a volte anche da lontano, per carità). Non ci vuole molto. Sono le cose più semplici e più logiche da fare. Se invece Frye deve stare in campo senza poter tirare... allora che ci sta a fare? Per battere Brooklyn non servivano 41 minuti di James, bastava che la squadra giocasse in modo naturale, facendo le cose semplici. Sfruttando le risorse, permettendo loro di rendere al meglio. Hanno perso da scemi una partita sempre in controllo.

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